Era sembrato strano che non arrivasse la solita chiamata alle armi, tipica dei sostenitori di Israele, e infatti alla fine è arrivata.
Si sono scatenati, anche se tardivamente, demonizzando tutti coloro che si concedono il lusso di sostenere la legalità internazionale e la libertà dei popoli. È insita nella loro risposta la pretesa del silenzio, ciò che è ammesso è unicamente il totale appiattimento sulle posizioni di israele.
I diritti dei popoli, le convenzioni e gli organismi internazionali possono restare silenziosi in soffitta.
Dobbiamo confessare una certa ammirazione per la loro capacità di celare dietro slogan condivisibili una macchinazione capace di confondere anche i più attenti osservatori dei diritti umani, attraverso una disarmante apparenza benevola.
Con il “summit dei sindaci contro l’antisemitismo” essi hanno difatti tratto in inganno non solo i sindaci di Bologna e Palermo, ma anche moltissimi individui ed organismi che si guarderebbero bene dal discostarsi dal condivisibile principio della ripulsa di ogni comportamento ed atteggiamento antisemita.
Occorre precisare, anzitutto, che la definizione di antisemitismo elaborata dall’IHRA è contestata dappertutto, prima ancora che dai sostenitori della causa palestinese, anche da eminenti personalità rappresentative del mondo ebraico qui in Italia (come Moni Ovadia, Salvatore Settis, Livio Pepino, Carlo Rovelli, Marco Paolini, Alessandra Farkas), nonché da varie organizzazioni ebraiche diffuse nel mondo. Secondo l’interpretazione del prof. Ugo Volli, tutti costoro vorrebbero forse “la distruzione dello stato d‘Israele”?
Oppure il loro non dovrebbe essere considerato come un invito ad una riflessione profonda sulla fondazione sionista dello stato israeliano, la quale ha comportato non soltanto il diniego al popolo palestinese del diritto alla creazione di uno proprio Stato libero ed autonomo, ma anche il diniego della possibilità di reclamare tale diritto, attraverso una progressiva criminalizzazione della volontà di far valere tale diritto (fino a connotarla come terrorismo)
La confisca delle terre, la demolizione delle case, gli arresti dei minori, lo sradicamento degli alberi, le sparatorie sui pescatori, il sequestro persino dei vaccini “Sputnik” anti Covid 19: vorremmo chiedere al Prof. Volli come definirebbe questi crimini se non come terrorismo istituzionale, perpetrato dall’unico stato uniconfessionale esistente al mondo, utilizzando in modo spettacolare e, per certi versi, osceno la memoria sacra di milioni di vittime della Shoah?
Vorremo capire dal professore Volli quali delle parole usate dal Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo abbiano urtato la sua sensibilità: “ho grande ripulsa per ogni forma di antisemitismo, come ho grande rispetto per il popolo israeliano e grande rispetto per i principi e i diritti della legalità internazionale”. Escludendo i primi due passaggi, cioè la ripulsa dell’antisemitismo ed il rispetto per il popolo israeliano, resta “il grande rispetto per i principi e i diritti della legalità internazionale”. Prendiamo atto, dunque, che per alcuni sostenitori di israele risulta inaccettabile il richiamarsi al rispetto della legalità internazionale.
Sulla Freedom Flotilla, vorremmo segnalare al prof. Volli che nella lettera da lui scritta c’è ben poco di accademico.
Al contrario essa sembra ignorare che fra gli esponenti della Coalizione Internazionale della Freedom Flotilla sono presenti diversi membri costituenti di origine ebraica, che condividono, progettano e realizzano ogni missione, di carattere costantemente non violento.
E ignora forse che lo Stato d’Israele ha sequestrato tutti gli aiuti umanitari (spesso medicine) inviati negli anni con le missioni della FF, oltre ad avere assassinato 10 attivisti nel 2010.
Se non si hanno le capacità ed il coraggio di chiamare tutto questo terrorismo di Stato, temiamo che il bieco opportunismo politico ed economico a favore di Israele non abbia limite alcuno.