Freedom Flotilla Italia è parte della Coalizione internazionale Freedom Flotilla (FFC), un network internazionale di persone appartenenti a campagne di base che organizzano e sostengono azioni dirette, non violente, di sfida via mare del blocco israeliano della Striscia di Gaza, al fine di farlo cessare e ottenere la libertà per il popolo palestinese che vive in quella terra.

Ci adoperiamo affinché l’opinione pubblica prenda atto della situazione che caratterizza la vita dei palestinesi costretti a vivere in condizioni drammatiche nella Striscia di Gaza, vero carcere a cielo aperto, e affinché la comunità internazionale si assuma le proprie responsabilità al fine di ripristinare e difendere i diritti umani di tutto il popolo palestinese.

La Coalizione Freedom Flotilla è composta da organizzazioni ed iniziative della società civile di molti paesi. Per tanti anni abbiamo sfidato il blocco inumano ed illegale da parte di Israele su Gaza e siamo impegnati a proseguire la lotta finché il blocco non sarà tolto senza condizioni ed il popolo palestinese godrà ovunque pienamente dei propri diritti, ivi compreso il diritto alla libertà di movimento.

Che cos’è la campagna “Flottiglia per un Futuro Giusto per la Palestina” (Just Future for Palestine – JFP – Flotilla)?

Crediamo che ogni Palestinese abbia diritto ad un futuro giusto, che includa la libertà di movimento ed il diritto al ritorno nella propria patria. La nostra campagna sottolinea questo fondamentale diritto dell’uomo, attirando l’attenzione sul fatto che ai Palestinesi che abitano a Gaza, così come a quelli residenti in Cisgiordania ed a quelli della diaspora, questi diritti sono stati negati per decenni, in particolare negli ultimi undici anni a causa dell’occupazione illegale israeliana e del blocco su Gaza.

Quali paesi partecipano?

Le campagne della Coalizione Freedom Flotilla che parteciperanno alla JFP Flotilla comprendono: Ship to Gaza – Norway, Canadian Boat to Gaza, Freedom Flotilla Italy, Palestine Solidarity Alliance – South Africa, Rumbo a Gaza – Spain, Ship to Gaza Sweden, International Committee for Breaking the Siege of Gaza, US Boat to Gaza, Kia Ora Gaza – New Zealand/Aotearoa, MyCARE Malaysia, IHH Turkey, National Collective for Palestine e Platform of NGOs for Palestine in Francia, Gaza Freedom Flotilla Australia.

La Flottiglia JFP é un’iniziativa nonviolenta? Portate armi a bordo?

Il nostro obiettivo è mettere fine pacificamente al blocco israeliano illegale. Ogni iniziativa lanciata dalla Coalizione Freedom Flotilla ha poggiato le proprie basi, sia sul piano teorico sia su quello pratico, sul terreno della nonviolenza. Scegliamo sempre di contrastare l’oppressione usando strategie nonviolente. Non trasportiamo alcun’arma.

Dite che la vostra campagna sostiene i pieni diritti del popolo palestinese: quali sono?

Sebbene ci focalizziamo sul contrastare il blocco illegale contro il popolo palestinese di Gaza, vediamo ciò nel contesto più ampio del sostegno al diritto alla libertà di movimento di tutti i Palestinesi. L’occupazione israeliana viola quotidianamente i diritti umani dei Palestinesi a spostarsi liberamente nel proprio paese, così come di lasciarlo e di farvi ritorno. Sosteniamo anche altre fondate richieste di diritti dei Palestinesi sulla base del Diritto internazionale, compresi:

  1. la fine dell’occupazione e della colonizzazione di tutte le terre arabe e l’abbattimento del muro dell’Apartheid, in linea con il parere della Corte di Giustizia Internazionale del 2004;
  2. il riconoscimento dei diritti fondamentali dei cittadini palestinesi d’Israele alla piena eguaglianza; e
  3. il rispetto, la difesa e la promozione dei diritti dei profughi palestinesi a rientrare nelle loro case e nelle loro proprietà, come stipulato nella Risoluzione 194 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dell’11 dicembre 1948.

Per informazioni riguardo alle conseguenze devastanti del blocco, si veda questa scheda https://www.unocha.org/story/optus5397murgentlyneededsupporthumanitarianneeds-19mpalestinians-2018 prodotta dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari.

Perché il blocco israeliano su Gaza è illegale?

Israele ha occupato la Striscia di Gaza dal 1967 ed, in quanto forza occupante, é responsabile del benessere della popolazione all’interno di questo territorio. Nel 2011, cinque specialisti in diritti umani indipendenti hanno ribadito che il blocco su Gaza é illegale (How can Israels blockade of Gaza be legal?) per via dei suoi effetti sproporzionati sulla popolazione civile palestinese. Le Nazioni Unite hanno ammonito che, se proseguisse l’assedio di Gaza, una vita normale non sarebbe più ivi possibile da qui al 2020. L’attuale blocco é imposto da 11 anni in qua da Israele ed Egitto, con l’appoggio di molteplici governi nel mondo,e limita il diritto al movimento di persone e merci. Mettendo in atto misure restrittive che hanno impatto sulla popolazione nel suo insieme, esso viola l’Articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra, che mette al bando le punizioni collettive. Per approfondire maggiormente il tema, si veda il Rapporto 2017 della Commissione Economica e Sociale delle Nazioni Unite per l’Asia Occidentale (IsraeliPractices towards the Palestinian People and the Question of Apartheid) ed il seguente report di Amnesty International (Israel remains occupying power in Gaza and thus bound by the Law of Occupation).

Da dove e quando salperanno le imbarcazioni di JFP?

Salperemo a metà maggio da un porto della Scandinavia. Due barche navigheranno lungo fiumi e canali europei, mentre altre due costeggeranno le sponde atlantiche. Tutte le imbarcazioni effettueranno numerose fermate prima di riunirsi nuovamente nel Mar Mediterraneo per l’ultima tappa verso Gaza a metà luglio. Verificate nel nostro sito internazionale sotto Porti gli aggiornamenti su dove e quando ci fermeremo, così come le iniziative di solidarietà nei porti che visiteremo.

Chi sarà a bordo?

Abbiamo selezionato partecipanti da diversi paesi, e nelle tappe del viaggio saranno benvenuti a bordo i rappresentanti della società civile, compresi politici, attivisti, giornalisti, leader sindacali, artisti ed animatori, insegnanti, docenti, guide religiose, rappresentanti studenteschi. Il numero di posti disponibili é limitato, e vorremmo imbarcare almeno il 50 % di donne ogni volta. Troverete le biografie di chi sarà presente a bordo sul nostro sito, sotto Partecipanti.

Quando vi fermate nei porti, la popolazione locale può partecipare?

Si. Stiamo pianificando una dozzina di attracchi tra la Scandinavia ed il Mediterraneo Occidentale, e durante la maggior parte di questi si svolgeranno grandi eventi pubblici. Se interessati, vi preghiamo di contattare la più vicina campagna locale.

Le barche di JFP porteranno aiuti a Gaza?

La flottiglia Justice For Palestine é una missione di solidarietà, non una missione di aiuti. La maggior parte dei Palestinesi di Gaza vive di aiuti umanitari a causa di decisioni dei nostri governi, complici del blocco. Mentre é vitale che organizzazioni quali l’UNRWA continuino a fornire aiuti a Gaza, questo non é il compito di coalizioni di attivisti com’é la nostra: il nostro obiettivo é che cessi il blocco illegale di Gaza, non il renderlo solo “più umano”. Le imbarcazioni JFP trasporteranno solo i partecipanti (media compresi) insieme alle speranze di una comunità internazionale in continua crescita di far finire il blocco. Ci auguriamo che, raggiungendo le rive di Gaza, questa missione apra la via ad altri viaggi verso la Palestina e, cosa ancora più importante, permetta al popolo Palestinese di utilizzare le proprie acque territoriali per pescare, per sfruttare altre risorse marine, viaggiare, scambiare merci. Benché il nostro carico più importante sia sempre la solidarietà umana, prevediamo anche di donare le nostre stesse barche alle organizzazioni di pescatori della comunità locale, nostri partners fin dalla campagna precedente, Solidarity with Gaza Fishers.

Qual’é la situazione attuale sul terreno a Gaza?

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato che il blocco e le conseguenti restrizioni contravvengono il Diritto Umanitario Internazionale in quanto hanno per bersaglio ed impongono grandi sofferenze alla popolazione civile, punendola pesantemente per azioni che non ha commesso. I momenti di massima ostilità negli anni scorsi hanno avuto come conseguenze grandi distruzioni e migrazioni interne. Più di tre anni, dopo i massicci bombardamenti israeliani del 2014, la maggior parte della popolazione e delle istituzioni sta ancora lottando per riuscire, con il sostegno di agenize umanitarie e per lo sviluppo, a garantire I bisogni primari dei più vulnerabili, penalizzati da un “pesante deficit di finanziamento” (si veda la Scheda dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari – agosto 2016: United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs Fact Sheet – August 2016: https://www.ochaopt.org/location/gazastrip). Fin dai primi anni ’90, Israele ha limitato i movimenti dei Palestinesi di Gaza, e dal 2007 l’esercito israeliano distrugge campi coltivati, scuole, ospedali, fabbriche ed altri siti produttivi, sistemi idrici, fognature ed impianti di depurazione, centrali elettriche ed abitazioni in tutta la Striscia di Gaza, privando la popolazione delle risorse indispensabili per vivere. Le forze di occupazione israeliane hanno reso pericolosa la balneazione nelle acque del Mediterraneo, in quanto le loro bombe hanno messo fuori uso i locali sistemi di smaltimento scarichi, che il blocco impedisce ora di ripristinare. Più di due milioni di Palestinesi lottano per la sopravvivenza nella Striscia di Gaza, di cui oltre il 72 % nella sola Gaza City, il 65 % dei quali sono bambini che soffrono di insicurezza alimentare. La maggioranza della popolazione di Gaza sono profughi, o loro discendenti, provenienti da altre parti della Palestina, cui é impedito dal 1948 di tornare nelle proprie case – il sovraffollamento nella Striscia di Gaza può essere risolto solo riconoscendo loro il diritto al ritorno secondo la risoluzione ONU 194.

L’attuale crisi elettrica ha gravi conseguenze sui settori sanitario, idrico e dell’igiene ed avrà un effetto cumulativo sulla situazione umanitaria complessiva. Ad oggi, i Palestinesi di Gaza hanno soltanto quattro ore di fornitura elettrica al giorno, ad orari casuali del giorno o della notte, il che rende praticamente impossibili le normali attività quotidiane. Se gli osservatori internazionali paragonano spesso Gaza ad un carcere a cielo aperto, le condizioni ivi sono per molti versi anche più dure che in prigione.

Esistono rischi per i partecipanti?

Vi sono sempre dei rischi, quando si sfidano le azioni illegali delle forze di occupazione israeliane, in particolare dal momento che i nostri governi non riconoscono Israele responsabile delle proprie azioni violente contro civili. Malgrado questo, tali rischi sono minimi se paragonati a quelli che corre quotidianamente la popolazione di Gaza, la quale non ha la scelta tra vivere o no in un territorio occupato, oggetto di regolari attacchi. Dato che le nostre missioni si confrontano spesso con un “blocco dell’informazione” che impedisce di far conoscere le violenze delle forze israeliane, potete rivestire un importante ruolo quali “passeggeri a terra”. Ciò consiste nell’agire da “salvagente” per coloro che sono imbarcati: potete dare una mano facendo pressione sui media locali e nazionali affinché coprano la nostra missione, e chiedere ai politici di esprimersi in favore dell’incolumità dei nostri partecipanti e dei diritti dei Palestinesi di Gaza. Maggiore sarà il numero di occhi, orecchie e tastiere che seguono la nostra missione, più sicuri saranno i nostri partecipanti e migliore sarà il risultato per la popolazione palestinese di Gaza.

Come vengono finanziate le imbarcazioni della flottiglia Just Future for Palestine?

Ognuna delle campagne partecipanti sta raccogliendo fondi contattando i singoli e le organizzazioni che sostengono i nostri sforzi. La Coalizione Freedom Flotilla é una rete dal basso di singoli e gruppi della società civile, e non é affiliata ad alcun partito politico. Qualsiasi donazione é ben accetta, anche se piccola.

La Freedom Flotilla Coalition sostiene il movimento BDS (Boicotta, De-investi, Sanziona)?

La Coalizione Freedom Flotilla non assume una posizione ufficiale sul BDS, tuttavia alcuni dei nostri membri e delle nostre campagne partner appoggiano il BDS nei rispettivi paesi.

Perché la JFP Flotilla sfida il blocco israeliano via mare?

Per più di dieci anni, le organizzazioni della società civile internazionale hanno sfidato il blocco illegale israeliano marittimo e terrestre in molti modi. Mentre altre organizzazioni si sono significativamente impegnate a contrastare il blocco terrestre, la Freedom Flotilla Coalition sfida il blocco israeliano via mare per attirare l’attenzione sugli effetti che questo ha sulla popolazione palestinese di Gaza, ivi compresi: i pescatori palestinesi, frequentemente fatti bersaglio dalla marina israeliana mentre si prodigano per le loro famiglie e per la popolazione in generale, ed i Palestinesi, cui é negata la possibilità di commerciare e di spostarsi attraverso il porto di Gaza.


In che rapporto sta questa missione Freedom Flotilla con l’attuale crisi dei profughi e con i flussi di persone attraverso il Mar Mediterraneo per raggiungere l’Europa?

Crediamo che la crisi dei profughi dipenda in parte da una mancanza di volontà politica di venire a capo di situazioni che costringono le popolazioni ad abbandonare le proprie case in cerca di sicurezza. Il popolo palestinese di Gaza non ha neppure la scelta se partire verso la libertà, dato che le forze di occupazione israeliane gli negano qualsiasi accesso al Mar Mediterraneo. Non dimentichiamo che tra tutti i profughi del mondo, cinque milioni sono Palestinesi, tra cui il 70 % dei Palestinesi che abitano a Gaza.